IL DIAVOLO E’ MORTO

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Il Diavolo è morto nell’estate del 2012. Colui che l’ha, sportivamente parlando, ucciso, è anche colui che più di ogni altro, tra calciatori, tecnici e dirigenti, aveva contribuito a renderlo grande: Silvio Berlusconi. A sancirne il definitivo decesso, le cessioni di Thiago Silva e Ibrahimovic, ovverosia, dei due principali artefici del campionato conquistato poco più di un anno prima.

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Al termine del campionato 2011-2012, il Milan si è classificato secondo a quattro punti di distanza dalla Juventus. Al di là dell’episodio legato alla non assegnazione del regolare gol di Muntari nello scontro diretto del girone di ritorno, molto probabilmente avvenuta in cattiva fede, è chiaro a tutti i tifosi rossoneri che la squadra debba essere rinforzata, per cercare di interrompere sul nascere questa nuova ondata di tirannia juventina che minaccia di abbattersi sul calcio italiano e sullo sport in generale.

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E invece? Invece assistiamo a uno smantellamento della squadra. Una squadra più che valida che, dopo gli anni di ingiusta supremazia della seconda squadra di Milano – ingiusta perché originatasi da una situazione in cui sarebbe dovuto essere stato il Milan a doversene avvantaggiare, dato che i campionati 2004-2005 e 2005-2006 erano stati pilotati appannaggio (ancora una volta!) della Juventus ai danni dei Rossoneri, classificatisi secondi in entrambe le occasioni – , con la vittoria nel torneo del 2010-2011, sembrava essere avviata al giusto ristabilimento dell’ordine naturale delle cose. Così, oltre a cedere Thaigo Silva e Ibrahimovic, il presidente Silvio Berlusconi, il cui patrimonio personale è stato stimato tra gli 8 e i 6,5 miliardi di euro, avvalla la scelta di non rinnovare il contratto a senatori come Nesta e Seedorf (il cui contributo, in campo e, soprattutto, nello spogliatoio, sarebbe stato di sicuro più che valido, se non decisamente fondamentale, almeno per un’altra stagione ancora), di non far niente per prolungare la permanenza in rossonero di Van Bommel, di lasciare che se ne vada anche Cassano, oltre a Inzaghi e Gattuso, gli ultimi due, per la verità, forse giunti davvero al capolinea di una gloriosissima carriera.

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Guido Rossi (foto de arquivo) deixou a presidência da Federação Italiana de Futebol depois de ser nomeado novo presidente da Telecom Italia. Photo by Chris Helgren

Perché? Perché tutto ciò? Nient’altro che per denaro! Per lo sporco denaro: lo stesso motivo che aveva spinto Silvio Berlusconi – che, ricordiamo, era stato l’indiscusso artefice della creazione della squadra che, per circa un decennio a partire dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, era stata sicuramente la più forte del mondo e, secondo molti, la più forte di tutti i tempi -, a non acquistare Carlos Tevez nella sessione invernale del mercato della stagione 2011-2012: mancato acquisto probabilmente decisivo nell’assegnazione del titolo di quell’anno.

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Gli appartenenti al Grande Popolo Rossonero sono costernati: l’ultima volta che il Milan si era privato di un suo campione per denaro, e lo aveva ceduto a una squadra più ricca, risaliva a 99 anni prima, quando Renzo De Vecchi, fuoriclasse milanista detto El fieu del Signur, era stato ceduto all’allora più ricco Genoa. Il Genoa di oggi si chiama Paris Saint-Germain e i fuoriclasse di oggi sono Ibrahimovic e Thiago Silva.

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I campionati si vincono con i campioni. Con più di un fuoriclasse per squadra. Da allora al Milan non ne sono arrivati e abbiamo assistito impotenti alle vittorie juventine. Uno sguardo all’albo d’oro del campionato italiano ci mostra una realtà tristissima una dozzina di anni fa totalmente impensabile. Riallacciandomi ancora una volta alla Nostra Gloriosa Storia, penso che la sensazione provata nell’estate del 2012 possa essere stata paragonabile a quella vissuta dai tifosi rossoneri nell’estate del 1980, quando, a poco più di un anno dalla conquista di un bellissimo scudetto, tutto sembrava andare in frantumi.

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Per la verità, già nell’estate del 2009 il Milan si era privato di un suo campione per denaro, quando Berlusconi aveva dato l’ok per la cessione di Ricardo Kakà al Real Madrid, ponendo così  le basi  per gli sportivamente tragici avvenimenti del maggio 2010. Tuttavia, la poca incisività del brasiliano con gli spagnoli, così come il ritorno al titolo nel 2011, avevano fatto quasi passare la questione in secondo piano. Allo stesso modo, nell’estate del 2012, Berlusconi pone le basi per lo scudetto bianconero della stagione successiva e per la, pare, definitiva, dato che da allora praticamente niente è stato fatto per riportare la squadra ai livelli che le competono, relegazione del Diavolo a uno status di compagine da media classifica. Il Diavolo è morto. E’ inutile parlare del Diavolo. E’successo nell’estate del 2012. E’stato chi più di ogni altro l’aveva reso grande.

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